david
 

In questo momento sto seduta accanto al letto di David che si sta per addormentare.
Lo guardo e penso alla giornata di oggi. Per me è stata una giornata molto faticosa.

 
La vita con uno, anzi due bimbi di 3 anni a volte è molto complicata e faticosa.
Complicata per me, per il babbo ma sicuramente anche per lui stesso.

Insomma anche dal suo punto di vista le giornate devono essere a volte veramente difficili.
Appena alzato, deve mettersi i vestiti scelti dalla mamma in base al tempo fuori.
Stamattina è piovuto e fa freddo, ma a David ovviamente non importa. Lui vuole mettersi assolutamente la maglietta a maniche corte con il Bruco Maisazio. E piange disperatamente.

Andiamo a fare colazione. Oggi non vuole il müsli con lo yogurt. Vuole il resto del coniglietto di Pasqua a colazione. E insiste accompagnando il tutto con pianti disperati.
Alla fine troviamo un compromesso: qualche fragola dentro il müsli.

Appena finito, lo chiamo per lavare i denti e il musetto. Non ha voglia. Vuole giocare a fare il pompiere. Cerca nel cesto il suo casco da pompiere e si mette sul Bobbycar. Essere un pompiere è la sua passione.
Lo chiamo due, tre, quattro volte. Alla fine lo devo portare in bagno.
Per me l’igiene dentale è molto importante. Ma chiaramente per lui non è facile, visto che non ha la minima idea di cosa sia la carie.
Pensa ancora all’essere Pompiere, al suo mondo d’immaginazione. Mi fa circa 100 domande cosa faccia di preciso un pompiere, mentre ha la bocca piena di dentifricio.

Usciti di casa bisogna andare dritti alla macchina per andare al nido. Ma David vuole correre. Dopo una lunga notte a letto non vede l’ora di corriere e saltare.
E poi ci sono le pozzanghere! Bellissime penserà. Chissà che rumore fa l’acqua se salto dentro, penserà.
Lo prendo per mano e lo tiro verso la macchina.

Usciti dal nido si ricorda delle pozzanghere. Chissà quante volte nelle ultime ore abbia pensato a come sarà bello saltarci dentro.
Ma io, mamma, gli dico di non farlo perché dobbiamo fare la spesa e non si può bagnare tutto.

Insomma, quante volte al giorno David si sente dire “no!”?
Oggi sicuramente tante, troppe.

 
mybimbo
 
David ha 3 anni, si immagina il mondo a suo modo, scopre ogni giorno nuove cose, vorrebbe conoscere, toccare, vivere queste novità.
E poi scopre che gli altri vedono questo mondo in maniera diversa e che si aspettano da lui cose diverse.

Ammetto, spesso penso di sapere tutto meglio di lui e lo voglio convincere dei miei pensieri. Ma non riesco. Non con le parole.

David deve fare la sua strada.

Domani, penso, lo lascerò camminare scalzo finché i piedi non saranno freddissimi. Gli piace tanto. Gli metterò la tuta per la pioggia e salteremo nelle pozzanghere. Gli cercherò i sassi più grossi per lanciarli insieme nelle pozzanghere.
E lui sarà contentissimo scoprendo la sua forza.
Gli farò mettere la maglietta con il Bruco Maisazio, magari sopra un’altra maglietta a maniche lunghe.
E magari a cena lascerò il minestrone che ho preparato in frigo e ordinerò delle pizze. Che mangeremo sul divano.

David deve fare le sue esperienze, anche due, tre o più volte.
Per noi non sempre è facile. Ma è importante per lui.
Gli offre la possibilità di capire, di mettersi in relazione con il mondo.

Le mie parole gli possono spiegare tanto, ma rimangono parole. Il mio bimbo vuole sentire, imparare, capire.

 
mybimbo
 
E così stasera sto seduta accanto al suo letto, stanca, e ascolto il suo respiro, gli accarezzo i capelli arruffati. E penso che forse si tratta di limiti del mio pensiero più che di limiti delle sue possibilità.

E anche se a volte le giornate sono tanto faticose – come oggi-, mi piace stare seduta esattamente qui, accanto al suo letto e guardare il musetto rilassato.
E sono felice. Felice che abbia la possibilità di imparare tante cose. Felice che abbia il suo modo di conoscere il mondo, provando, sentendo, guardando, toccando…

E mi prometto: domani dirò meno ‘no’!

(Gli stessi pensieri valgono anche per Annika. E sempre)

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